IL TEMA DEL GIORNO: CREDERE NEI PROPRI SOGNI, MA QUALI?

Oggi affrontiamo un argomento molto caro, del quale ho già approfondito alcune linee principali in un altro articolo del blog: CREDERE NEI PROPRI SOGNI.

Passiamo, adesso, alla parte dove questi SOGNI vengono REALIZZATI.

E la domanda principale è la seguente: che tipo di sogni avete nel cuore?

Vorrei proporvi un breve dialogo, che non vi piacerà, ma che spero vi aiuti a comprendere quanto falsa sia la percezione di noi stessi e del mondo che ci circonda quando si parla di sogni.

A: <<Qual è il tuo sogno?>>

B: <<Voglio diventare uno scrittore e scrivere tantissimi romanzi.>>

A: <<Bello! E perché?>>

B: <<Perché amo scrivere.>>

A: <<Hai già scritto qualcosa?>>

B: <<Certo! Tutti i giorni!>>

A: <<Non capisco. Quindi tu hai già realizzato il tuo sogno di essere uno scrittore e di scrivere tanti romanzi.>>

B: <<Ma nessuno mi conosce, non sono uno scrittore famoso.>>

A: << Ah. Dunque il tuo sogno non è essere uno scrittore e scrivere tanti romanzi. Il tuo sogno è essere famoso.>>


Premessa: non sono un’illuminata. Sono solo io. Ma ci sono delle verità che sto scoprendo sulla mia vita che amo condividere con chi, chissà, sta percorrendo la stessa strada. Magari vi aiuteranno, magari vi faranno ragionare o forse solo indispettire. Però, nel profondo, spero di poter aiutare tutti.

Ritorniamo alla domanda principale: che tipo di sogni avete nel cuore?


Molti dei nostri sogni, infatti, sono stati nutriti da una droga abbastanza subdola che si chiama “APPROVAZIONE”. Ce la iniettano nel cervello da quando siamo bambini: se fai una cosa che la mamma vuole, sei bravo e ti danno uno zuccherino, come ai cavalli. Sennò sei cattivo e nessuno ti applaude. APPROVAZIONE. Per Anthony de Mello, (tratto dal suo saggio, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo) la droga più potente che esista:

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<<Voi e io […] abbiamo provato questa droga che si chiama approvazione, stima, successo, accettazione, popolarità. Una volta ingerita questa droga, la società può controllarci e diventiamo dei robot. […] «Come stai bene!». E il robot si gonfia d’orgoglio. Premi il tasto stima e il robot diventa dieci centimetri più alto. Premi il tasto critica e cade a terra. Controllo totale. […] Avendo ingerito questa droga avete perso la vostra capacità di amare. Sapete perché? Perché non potete più vedere liberamente nessun essere umano. Vi limitate a prendere in considerazione soltanto il fatto che essi vi accettano oppure vi rifiutano, vi approvano o vi disapprovano. […] Come potete amare chi nemmeno vedete? Volete liberarvi dalla droga? Dovete sottrarvi ai tentacoli di questo sistema. […] Quando riuscirete a fare questo, tutto resterà uguale, ma voi raggiungerete la libertà. Starete nel mondo, ma non apparterrete più al mondo. […] Volete amare gli altri? Morite per loro. Fate morire il vostro bisogno degli altri. Capite ciò che la vostra droga sta producendo in voi.>>


Quindi, parlando di sogni, sembrerebbe che non possano esser scissi dall’approvazione dei più. Quando, in realtà, a pensarci bene, gli artisti più eccentrici o, addirittura, incompresi del proprio periodo storico sono quelli che, oggi, ricordiamo con più ardore. Pensate davvero che fossero consci del potere rivoluzionario che portavano in sé? Sapete perché sono riusciti a esser ricordati anche senza esser conosciuti da nessuno fino al giorno della loro morte? Per una semplice ragione: AMORE.

Quando ami profondamente la vita e gli aspetti che reputi, della vita, straordinari, quali la scrittura, la musica, l’arte, i colori, i profumi o la matematica, perché no?, tutto il resto, il risultato, l’applauso, il premio, il trofeo o un palco diventano irrilevanti. Ciò che parla, attraverso la tua penna, la tua chitarra, il tuo pennello, le tue tempere, le tue mani o il tuo cervello è solo l’amore per ciò che fai.

Questo non è un premio che si può vincere o perdere. Non è qualcosa che cambia con l’approvazione della gente. È il modo con cui l’Universo ti sta dicendo che puoi conoscere quello che hai dentro, quello che ti rende ciò che sei: l’Amore.

Ecco alcuni esempi di anime straordinarie in grado di scindere la propria essenza dall’approvazione della società.


220px-henry_dargerHenry Darger aveva vissuto una vita piuttosto difficile. Orfano di padre e di madre molto giovane, rinchiuso in un manicomio e scappato dopo vari tentativi di fuga, infine era riuscito a trovare un lavoro stabile e ad avere anche un amico, William Schloeder, con il quale fondò la Children’s Protective Society, con lo scopo di aiutare i bambini a esser adottati da genitori amorevoli. Lavorò per tutta la sua vita come custode dell’Ospedale Cattolico, e si rinchiudeva, per la maggior parte del tempo, a casa dopo il lavoro.

6adbc45eca6e55825d66b0f2021d736fQuando morì furono i suoi vicini a scoprire, nella sua abitazione, un’opera artistica mastodontica. Ogni giorno della sua vita, infatti, Henry, a casa, non era mai solo. La scrittura e i suoi colori lo accompagnavano nei mondi fantastici che descriveva nel manoscritto di 15.000 pagine intitolato The story of the Vivian girls, in What is known as the Realms of the Unreal, of the Glandeco-Angelinnian War Storm, Caused by the Child Slave Rebellion  (oggi intitolato The Realms of Unreal).

Tutta l’opera è accompagnata da centinaia di illustrazioni ad acquarello.

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Attualmente Henry Darger è considerato uno dei maggiori esempi di Outsider Art tanto che, nel 2002, l’American Folk Art Museum ha deciso di celebrarlo aprendo l’Henry Darger Study Center.


La domanda che vorrei proporvi, quindi, è la seguente: Henry Darger era uno scrittore? Era un artista? Era un pittore?

Anche se nessuno, NESSUNO, ha mai saputo che scrivesse o pitturasse?

Amore: uno sconfinato amore per la fantasia, per la scrittura, per i suoi disegni. Nient’altro che questo: amore.

E la buona notizia è che lo siamo tutti: Amore. Grazie a ciò che amiamo, tuttavia, lo scopriremo più in fretta.

Ciò che sto sostenendo non va, tuttavia, a screditare chi cerca di arrivare a più persone possibili grazie a ciò che noi chiamiamo “successo”. Avere un pubblico più vasto ti permette di comunicare con più persone e questo è ovviamente straordinario. Aver trovato la chiave di volta a quel tipo di palcoscenico sarà sicuramente anche molto gratificante. Ma non è il punto, almeno non lo è per me.

Se siamo qui per un volere universale che ci regala la possibilità di scoprire realmente cosa siamo, non possiamo denigrare la nostra essenza a semplice prodotto mediatico. Noi siamo quello che siamo e questo non cambia neanche con un conto in banca da sei zeri o ottocento mila fan sulla nostra pagina di facebook. Non è per questo che lo facciamo.

A dimostrazione di ciò che sostengo, il 50 per cento dei lettori che hanno cominciato a leggere questo articolo si saranno distaccati dopo le prime righe. Il mondo moderno, adesso, gira troppo veloce, non si può perder troppo tempo per esprimere un concetto. Lo capisco, lo conosco questo mondo qui. E se avessi voluto avrei potuto contenermi. Ma non lo sto facendo perché mi seguiate: lo sto facendo per amore.

E voi, perché lo fate?

Se vi dicessi che quello che amate non vi darà mai lo straccio di un euro e tutti penseranno che siate dei falliti, lo fareste lo stesso?

Quanti applausi sentite nei vostri sogni?

Quante, invece, sono le note della vostra musica?

Pensateci.

Una delle storie più belle che conosco racconta di un pianista che nasce su una nave e che dalla stessa nave non scenderà mai. Il suo amore sconfinato per il piano lo fa conoscere anche al di fuori di quella nave. Ma della fama, a Novecento, questo il suo nome, non importa assolutamente. Chissà se è realmente esistito o ha vissuto solo nella mente di Alessadro Baricco. Ma il punto è il seguente: Novecento era un pianista? Era un musicista? Era un artista?

O era solo un fallito che non riusciva a scendere neanche da una nave per salvarsi la pelle?

Cliccate sull’immagine che segue e giudicate voi stessi:

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Sarebbe inutile citarlo, ma a questo punto non posso non farlo. Uno degli artisti meno conosciuti del suo tempo ma uno dei più osannati nel nostro. Con più di 900 dipinti, più di mille disegni e una produzione di appunti e schizzi infinita. Eppure non gli è stato riconosciuto nulla, se non dopo la sua morte, avvenuta probabilmente per suicidio. Ce l’aveva dentro, non poteva fare altro.

Vincent Willem van Gogh.


Questa carrellata di anime straordinarie, perfettamente centrate nella loro essenza primaria a prescindere dal risultato sulla “gente”, mi ha regalato un dono dal valore inestimabile: la libertà.

La libertà di scrivere o di suonare o di cantare o di ballare o di fare quello che amo fare senza dover legare nulla a un risultato sulle persone. Senza dover giudicare il mio operato attraverso gli occhi della gente.

Amare la vita attraverso ciò che sono, ciò che mi piace fare, senza legami, senza aspettative, senza sogni di applausi che non servono a nulla se non a pompare un Ego che costringe le nostre anime a rimanere in silenzio per paura di perdere consensi.

Non voglio alcun consenso, sono libera. E sono libera di esprimere ciò che sono.

E se sono arrivata a questo punto è anche grazie all’incontro con una donna incredibile, nonché un’artista poliedrica, nonché ristrattista d’anime, che mi ha mostrato una nuova verità sulla vita e su me stessa: Kristi Coronado.

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Era venuta a trovarmi a Gran Canaria con mia sorella, che non ringrazierò mai abbastanza. Vivevo (e vivrò) in un paesino di pescatori per coltivare la mia passione per il mare, il windsurf e la scrittura. Mi ero distaccata dall’idea di volere scrivere qualcosa da “pubblicare” e mi stavo concentrando solo sulla gioia di scrivere: il percorso che ho iniziato ben 11 anni fa mi aveva già regalato qualche esperienza di pubblicazione ma ero arrivata a capire, prima di tutto, che la maggior parte delle cose che amo scrivere non piacciono agli altri. Adesso, se e quando capita che pubblichi qualcosa, avviene spontaneamente, senza averci pensato.

Eppure mancava qualcosa, la mia scelta mi appariva più una rinuncia che una conquista. Perché ero abituata a pensare che per poter esser una scrittrice dovevo ottenere una sorta di consenso. Dovevo vendere tante “copie”. Ma Kristi mi ha regalato una verità che per me funziona e che spero funzioni anche per voi:

<<Tu sei già quello che sei. Cosa potresti dire di te stessa se non che trascorri la maggior parte del tuo tempo libero facendo ciò che ami?>>

E, indicando i miei diari sparsi per la casa:

<<Non lo vedi da sola? Chi pensi l’abbia scritti questi? Quando li pubblichi?>>

È vero, scrivo diari da quando ho 9 anni. Ne ho collezionati talmente tanti che abbiamo dovuto comprare un baule, nella nuova casa, per poterli contenere tutti. Non lo sto dicendo per vantarmi ma per mostrarvi che è vero, sono quello che sono, a prescindere da tutto. Perché non ho la minima intenzione, né l’ho mai avuta, di pubblicare mezza riga dei miei diari.

<<No, Kristi, questi sono solo per me.>>

<<E quindi perché lo fai?>>

<<Perché amo farlo.>>

Libera. Mi ha LIBERATA.


Voi siete già quello che siete. E se sarete in grado di capirlo, a prescindere da ciò che arriverà o non arriverà, nel realizzare ciò che avete dentro riscoprirete la cosa più importante che a volte si perde nel cammino: l’amore.

Detto questo, spero per ognuno di voi un posto speciale in quel mondo sconosciuto di anime sensibili, alla ricerca di se stesse, attraverso quegli strumenti magici che l’Universo ci ha regalato per poterci esprimere.

E quando pensate, adesso, a voler realizzare i vostri sogni, state attenti a finalizzare le vostre energie verso un sogno che vale, qualcosa di vero, che non sia solo il consenso della gente.


<<La differenza non la fanno gli altri. La fai tu.>>

Aurora G.

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2 pensieri su “IL TEMA DEL GIORNO: CREDERE NEI PROPRI SOGNI, MA QUALI?

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