In busta chiusa, lettera “O” di Odissea

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In Busta Chiusa n. 15, un progetto di Cartaresistente
Lettera O di Aurora Gray

Illustrazioni di Davide Lorenzon


Cara Aurora di domani,

salire su un aereo è sempre stato, per te, spaventoso. Malgrado le probabilità che le tue paure possano avverarsi siano inconsistenti, la ferocità di tali idee ha la capacità di rendere l’improbabile epilogo molto più tragico e inconsolabile.

<<Sarebbe meglio in mare>>, così continui a pensare prima di dover superare la linea di confine tra terra e vuoto.

Dell’aria non ti sei mai fidata fino in fondo, lo stesso vento che ami tanto è capriccioso, discontinuo e viziato. Sei tu a doverlo seguire, tu a cercare di prevederlo. Ma con l’acqua che ti avvolge i fianchi, la vita appare più morbida.

Ti è sempre toccato fare i conti, quindi, quasi fosse un rito di buon auspicio prima di una partenza, con la tua vita, con gli obiettivi realizzati, gli spazi persi, le porte chiuse e le verità a testa in giù, quasi a cercare conforto in un passato che avesse dignità di esser ricordato. Ma, sopra ogni altra cosa, ti è sempre toccato fare i conti con quel tuo sogno luminoso, soffocato da regole non tue, da un’Odissea che non ti apparteneva se non per sfortuna.

E più passava il tempo, più gli alibi aumentavano e più quel tuo sogno marciva lento, dentro di te, come una mela matura che si riempie di insetti e viene spolpata di ogni grazia. Tanto che l’impossibilità di realizzarlo regalava, da una parte, una sorta di consolazione all’eventualità di una interruzione prematura ma, allo stesso tempo, nella consapevolezza di non aver vissuto abbastanza, una inconsolabile sensazione di ingiustizia.

Ma la vita sorprende lì dove ha seminato certezza.

Quel tuo sogno di vivere di fronte al mare a sfidare il vento, giocando con l’acqua, alla fine l’hai realizzato. E ti compiaci ogni giorno delle crepe sul tuo balcone, leggermente obliquo, che subisce i movimenti delle maree e la forza delle onde sulla battigia. È il segno che tra te e l’acqua non resta che un passo, quella linea di confine che i tuoi occhi non vedono, accecati dal mare che ti entra dalla finestra. Hai goduto di ogni istante sullo stesso balcone che ti lascia scoprire che il cielo è azzurro anche di notte, quando la luna sorge piena sull’oceano, o che il mare si tinge di petrolio quando le nubi coprono anche le stelle. E fuori resta solo il buio più scuro, il rumore delle onde, la vibrazione sugli scogli quando l’acqua picchia forte e il vento che ti inonda le orecchie e le ciglia anche alle quattro del mattino, quando in questo paesino di pescatori regna il respiro della natura.

Da quando sei qui non hai mai limitato le tue emozioni, le tue paure o i tuoi pensieri. Hai lasciato galoppare l’Aurora autentica, quella senza regole, quella per la quale hai combattuto, quella che hai difeso per poterla conoscere e della quale, ora, malgrado i continui limiti, ti sei innamorata. L’hai tanto ferita, in passato, l’hai tanto maltrattata per il terrore di sbagliare. E ora che dentro la senti scalpitare per tutta la vita che vuole vivere, ancora di più, ancora più forte, il rito della partenza si colora di nuovi significati. Non c’è più dolore, dentro di te, né rimpianti di ciò che non hai vissuto. Né quel desiderio a metà tra la vita e la morte. C’è solo una sensazione salina di pienezza che ti porti addosso e che ti spinge a non aver paura. Non vivi più nella speranza di un giorno che verrà: vivi ogni secondo nella consapevolezza di vivere.

E che alla fine di tutta questa macina di carne, sangue, lacrime e acqua, tantissima acqua, una volta depurata da convinzioni tumorali che non hai scelto, ti sembra che tutto quello che stavi cercando, in realtà, non è mai stato qui. Nei tuoi viaggi, nelle tue fantasie, nelle tue battaglie, nei tuoi vortici, non era solo questo. Questo è quello che ti assomiglia di più ma senza Lui, senza l’uomo che ami, anche questa esperienza non sarebbe valsa che un bel ricordo. C’era lui, nei tuoi passi, c’era lui, nei tuoi giorni, in tutte le albe che hai visto, in tutti i tramonti che hai sognato. C’è sempre stato, ti ha aspettato, ti ha incoraggiato e ha preferito rinunciare ad averti accanto ogni giorno per regalarti la possibilità di tornare alla vita. E adesso che sei qui, a parlare con l’Oceano Atlantico, non riesci a fare altro che abbracciarlo forte e dirgli:

<<Grazie, amico mio. Noi due ci rivedremo sempre, lo sai. La nostra sarà un’amicizia senza fine. Ma non posso esser del tutto tua quando il mio cuore è già di un altro.>>

Cara Aurora di domani, è stata questa una lezione che non si impara sui tuoi libri. Quell’amore che hai sempre cercato è già tuo. E quando atterrerai, quando tornerai a casa da Lui, domani, non vivere più con l’idea di non aver vissuto perché l’hai fatto. E l’hai fatto tanto da capire, infine, che non si può vivere, neanche in uno sogno come questo, senza una parte di cuore.

Aurora Gray

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10 pensieri su “In busta chiusa, lettera “O” di Odissea

  1. come follower del cuore posso solo dire che approvo la scelta, e concordo col “bulesume” di pensieri ( a Genova si intende “ribollir del mare”)

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