Il tema del giorno: ASPIRAZIONI O TALENTO?

incrociOgnuno di noi sa di avere una propensione più spiccata di altre. Un talento innegabile per una branca specifica che risulta semplice e immediata. Che sia intellettuale o manuale, ognuno è capace di eccellere in qualcosa.

I privilegiati che sono riusciti a imboccare il giusto cammino che realizza sia i propri sogni che le proprie capacità, grande ammirazione e un pizzico d’invidia.

Ma ci siamo anche noi, io tra tutti, gli incompresi, quelli che hanno dentro una sorta di pugno d’acciaio che gli preme sull’esofago e li spinge verso altro, malgrado la propria strada sembri sia stata segnata da sempre.

E i nostri talenti non coincidono con i nostri sogni. Per quelli come me realizzare se stessi sarà complicato, soprattutto perché la vita sembra ci voglia destinare proprio a ciò che più ci fa paura.

E ciò che amiamo davvero, al contrario, appare circondato da dighe infestate dai coccodrilli, pontili infuocati e draghi all’entrata del castello.

È una domanda incessante, la mia, rispetto a ciò che voglio e ciò che devo fare: quanto sono responsabile del mio talento?

A tale domanda ne segue successivamente un’altra, che va ad abbracciare confini ben più ampi e irrisolvibili, come il senso ultimo dell’esistenza, la responsabilità nei confronti degli intrecci dei destini, l’universo e i suoi confini, etc. Della serie: se mi aveste dato la chiave di volta della mia vita, adesso saprei a cosa dovermi sacrificare.

E invece no, quanto sadismo nel destinarci all’ignoto!


Descrizione efficace, quella di Hesse, rispetto al Lupo nella Steppa:

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“Esistono non pochi uomini simili a Harry; specialmente molti artisti appartengono a questa categoria. Costoro hanno in sé due anime, due nature, hanno un lato divino e uno diabolico, il sangue materno e il sangue paterno, e le loro capacità di godere e di soffrire sono così intrecciate, ostili e confuse tra loro come in Harry il lupo e l’uomo. E questi uomini la cui vita è molto irrequieta hanno talvolta nei rari momenti di felicità sentimenti così profondi e indicibilmente belli, la schiuma della beatitudine spruzza così alta e abbagliante sopra il mare del loro dolore, che quel breve baleno di felicità s’irradia anche su altri e li affascina. Così nascono, preziosa e fugace schiuma di felicità sopra il mare della sofferenza, tutte le opere d’arte nelle quali un uomo che soffre si innalza per un momento tanto al di sopra del proprio destino che la sua felicità brilla come un astro e appare a chi la vede come una cosa esterna, come il suo proprio sogno di felicità. Tutti questi uomini, qualunque siano le loro gesta e le loro opere, non hanno veramente alcuna vita, vale a dire la loro vita non è un’esistenza, non ha una forma, essi non sono eroi o artisti o pensatori come altri possono essere giudici, medici, calzolai o maestri, ma la loro vita è un moto eterno, una mareggiata penosa, è disgraziatamente e dolorosamente straziata, paurosa o insensata, quando non si voglia trovare il significato proprio in quei rari avvenimenti e fatti, pensieri e opere che balzano luminosi sopra il caos di una simile vita.”


Tuttavia, considerato che, per ora, sto tentando maldestramente di resettare il mio cervelletto paranoico e abbracciare la filosofia del “vivere” senza grandi perché, mi affido a chi ha dato già risposta alle mie continue e incessanti domande che forse, alla fine di un cammino sicuramente non lineare né tantomeno coerente, avranno risposta.


I romanzi del giorno sono OPEN, di Andre Agassi e PENSA SE NON CI AVESSI PROVATO, di Valentino Rossi.

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Uno dei campioni di tennis più invidiato e premiato della storia, rivela il suo odio profondissimo per il suo talento nei confronti di uno sport che ha reso la sua vita ineguagliabile e terrificante allo stesso tempo.

A suo dire, tuttavia, malgrado “un padre ossessivo e brutale che lo vuole numero uno al mondo a ogni costo”, il tennista sembra consapevole che risiede proprio nel suo conflitto tra “ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio”, l’essenza della sua vita.

“Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio, mi appare l’essenza della mia vita”.


downloadNon può mancare, tuttavia, la testimonianza anche di un altro grandissimo campione, Valentino Rossi, che da sempre sapeva a cosa destinare il suo splendido talento. Nella sua biografia, “Pensa se non ci avessi provato”, ecco cosa rivela, con la solita ed effervescente simpatia:

“Dei miei professori conservo frasi clamorose, previsioni catastrofiche che poi non si sono rivelate azzeccate. Per fortuna… Una, la più bella, la più incredibile perché è anche la più clamorosamente sbagliata, è stata pronunciata dalla professoressa di storia dell’arte. Che un giorno disse:

Ma tu pensi che ad andare in giro, a fare lo stupido con le moto, un giorno ti pagherai da vivere?”


Il film del giorno è WILL HUNTING, (Genio Ribelle), di Gus Van Sant.

Will-Hunting-Genio-RibelleAd altra risposta arriva questo film illuminante. Will Hunting è un genio matematico ma rifiuta la sua natura. I suoi problemi esistenziali non girano attorno alle formule ma alla ricerca inconsapevole di un affetto che la vita non gli ha regalato. Viene scoperto, nella sua genialità, mentre si occupa di pulire i corridoi della facoltà di fisica, e gli viene data una chance che non dovrebbe rifiutare. Ma sceglie di seguire un altro destino.

Cliccate sulla locandina del film e godetevi le splendide interpretazioni di Robin Williams e Matt Damon.


La canzone del giorno è CI SONO ANCHE IO, di Max Pezzali.

15652_planeta-sokrovishh_or_treasure-planet_1024x768_(www.GdeFon.ru)Forse un po’ infantile, ma non si può che esser profondamente infantili e terribilmente sognatori quando si vuole provare a credere che i propri sogni si possano realizzare a prescindere da tutto, da tutti, e da se stessi.

E questo avviene quando la propria natura è più forte di qualsiasi impedimento, malgrado la via sia più difficile del previsto.

Cliccate sulla foto e godetevi una breve parentesi per sognare. Dedicata a chi crede che la vita sia una scelta.


UN PEZZETTO DI ME AL GIORNO.

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Tratto dal romanzo inedito, La Sindrome di Peter Pan, uno dei monologhi più provocatori del giovane Christian al suo Dottore:

“Siamo esseri umani. Istinto primordiale: sopravvivere. E’ facile, basta adattarsi. Siamo animali, del resto. Siamo solo animali. E quando ci adattiamo, se è vero che potremmo avere qualcosa in più degli animali nel cervello, ci riduciamo a squallide bestie.

Ci sono squali, Dott., che non sopravvivranno allo scioglimento dei ghiacciai. Lo squalo bianco, lo squalo martello, lo squalo balena: vivono negli oceani, vivono alla grande nel mare salato. Ma quando tutto il sale verrà sciolto dall’immensità di enormi grattacieli di ghiaccio squagliati nell’acqua, i grandi predatori del mare, le leggende degli abissi, saranno destinati a una sicura estinzione. Tutti, tranne uno: lo squalo leuca. Mai sentito parlare dello squalo leuca? Si riproduce nel Rio delle Amazzoni e riesce a respirare nell’acqua dolce. Eppure, vive anche nell’oceano salino. Si è adattato, sopravvive ora e sopravvivrà in futuro. Di tutte le specie di squali al mondo la meno conosciuta sopravvivrà allo scioglimento dei ghiacciai. Ma vorrei chiedergli, se potessi, quanto questa sua capacità gli sia congeniale. Se preferirebbe, invece, l’acqua salata, quella salatissima, quella così salata da risultare frizzantina sulla pelle e se quell’acqua putrida e dolciastra che sarà costretto a farsi andare a genio non sarà altro che un ripiego per non morire. Rassegnazione e sopravvivenza: ecco cosa siamo. Gli esseri umani sono animali. Gli esseri umani sopravvivono. Gli esseri umani sopravvivono una volta che si rassegnano. Avremmo un intero oceano frizzantino da poter vivere. Ma se quell’oceano, per qualsiasi ragione, non può esser vissuto o, peggio, viene annientato da un’incontrollabile sorte, ci adattiamo all’acqua dolce. Salato e dolce, i due opposti: siamo disposti a renderli intercambiabili per aver la certezza di poterci svegliare il giorno dopo.

È così che funziona. Tu mi parli del resto del mondo, io ti parlo di me. Io non voglio essere un insignificante squalo leuca. Io voglio essere uno squalo bianco. Fatemi morire da squalo bianco, accidenti! Fatemi morire nel mio oceano salatissimo, nel mondo che mi sono scelto, negli abissi che ho sempre amato. E se quegli abissi non sono più accessibili, se devo trasformarmi in un pesce di fiume, se devo mutare la mia natura per respirare in un modo e in un luogo in cui non ho scelto di respirare, uccidetemi.

Il resto del mondo? Ti dice: “lasciami vivere.” Rassegnazione e sopravvivenza. Semplici e tristi, patetiche, ridicole. Rassegnazione e sopravvivenza non significano vita. Non significano vivere. Io volevo vivere. Ma quella vita mi era preclusa. E intorno a me vedevo solo squaletti leuca.

E i miei sogni, le mie illusioni, le mie eterne battaglie contro l’inevitabile, ciò che appariva così chiaro e sensato nelle mie fantasie da bambino sono stati irrimediabilmente risucchiati da una realtà deprimente. Ci avete reso squali leuca, ci avete snaturato e imposto di vivere a metà.”


In definitiva, ognuno di noi segue un percorso preciso: per alcuni è caratterizzato da ciò che si è bravi a fare, da ciò che risulta semplice. Per altri, al contrario, da ciò che si ama fare, malgrado le sconfitte e il tortuoso cammino.

Per pochi eletti le due alternative si fondono in una.

Per altri, invece, creano martellanti e incessanti interrogativi.

La diatriba tra talento, responsabilità dello stesso e desiderio resta aperta.

Si può imparare da chi è già riuscito a ottenere i risultati tanto agognati o da chi ha compreso che è insito nel dolore e nella sconfitta il senso ultimo del proprio cammino, finalizzato a credere e non a rassegnarsi.

A ognuno la propria scelta, dunque, senza dimenticare mai che la vera differenza non è in un felice o triste “the end”, ma è solo nel nostro sentirci parte di questo mondo, a nostro modo e malgrado tutto.


<<La differenza non la fanno gli altri, la fai tu.>>

A. Gray

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