Il Tema del giorno: TORNARE BAMBINI.

Prima di leggere questo scritto, mio caro lettore, spogliati delle tue convinzioni e del tuo cinismo e torna indietro, a quando un sassolino colorato poteva danzare, tra le tue mani, in una giornata di sole.

Che la vita non sia un’avventura facile, siamo tutti edotti. Ma che esistano vari modi per poter sopperire agli sgarri del fato non è verità condivisa. Si dice che la vera crescita si abbia dopo una grande perdita: è lì, al primo amico che se ne va, che l’esistenza mostra il suo vero volto, scarnificato delle consuete illusioni.

Ma al dolore il tempo regala inconsistenza. La perdita si tramuta in vuoto ovattato e progressivamente attutito. Mai cancellato, ma attutito.

Sarebbe ridicolo professare che questa non sia la vita.

La verità è che non si può fuggire dalla realtà ma si può affrontare con occhi e cuore da bambini, dolcemente e gioiosamente anche nel dolore.

Qual è la vera differenza, del resto, tra noi e loro?

Consapevolezza. Eppur non è per essa che siamo al mondo.

Nella consapevolezza di un avvenire incerto, le nostre certezze si riducono a poche tragiche verità.

Nel cuore di un bambino, al contrario, la curiosità, la speranza, il desiderio dello sconosciuto, i sogni, l’ilarità sono amici fedeli che accompagnano giornalmente i suoi battiti. La spontaneità fa da padrona.

Come fare, dunque, a restare bambini e ridere di gusto rispetto agli strappi del destino?


Il libro del giorno è di ANTOINE DE SAINT EXUPERY: Il PICCOLO PRINCIPE.

In tal caso mi sembra d’obbligo riproporre l’aneddoto iniziale di questo delicato e dolce romanzo, che racchiude in sé tutte le risposte a una vita di interrogativi che si sfibrano nell’aria.

<<Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato “Storie vissute della natura”, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno.

1

C’era scritto: “I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”.

Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno.

Era cosi:

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Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero:

“Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”

Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava cosi:

w

Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica. Fu cosi che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disanimato.

I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani. Ho volato un po’ sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi e stata molto utile. A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza e di grande aiuto.

Ho incontrato molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino. Ma l’opinione che avevo di loro non e molto migliorata.

Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire cosi se era veramente una persona comprensiva. Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “É un cappello”.

E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.>>


IL CARTONE DEL GIORNO è PETER PAN, della Walt Disney.

photoIl personaggio di Peter Pan è noto a tutti. Il suo ideatore, scrittore scozzese James Matthew Barrie, lo descrive per la prima volta come <<un bel bambino con un luminoso sorriso, felice fra le foglie scheletriche ed il vento che soffia fra gli alberi>>.

E forse è proprio questa la grande forza del bambino Peter Pan: il sorriso, la giovialità, la spensieratezza anche di fronte all’affilata spada di Capitan Uncino.

Nel famosissimo cartone della Walt Disney, alla domanda dei tre fratelli “E come faremo a volare, Peter?” il sempre eterno bambino risponde “Che buffo, non ci avevo mai pensato.”

Ecco, la vera differenza dal suo mondo a quello di noi adulti: volare, semplice e immediato, tanto naturale da non doverci pensare.

Ma se poi, per un caso fortuito, diventi necessario insegnarlo, allora “Pensate a qualcosa di molto bello” e volerete, come i bambini.

Cliccate sulla foto di Peter Pan e godetevi la genuinità di un bambino che vola:


IL FILM DEL GIORNO è BIG, diretto da Penny Marshall.

Big Extended Edition Tom Hanks DVD (Large)Per chi non lo conoscesse, BIG è un film che ha fatto la storia di una generazione. Josh Baskin è un ragazzino di 12 anni che esprime un desiderio: diventare grande. E ci riesce. Così inizia un’avventura alla quale non è pronto, a partire da un lavoro che non conosce, una donna della quale si innamora e la perdita delle certezze di una famiglia che lo proteggeva.

Josh ottiene l’aspetto di un 30enne con la testa di un dodicenne.

La forza di Big è nel mostrare come un bambino di 12 anni nel corpo di un adulto riesca ad affrontare la vita e le difficoltà della stessa con tanta ilarità, curiosità e ingenuità da rendere ogni grande difficoltà semplice, facile, e di pronta soluzione.

Questa caratteristica dei bambini, che piangono se non possono avere un giocattolo ma che dopo pochi minuti sorridono perché una foglia gli cade sul naso, è la parte più preziosa che dovremmo mantenere e curare del nostro essere.

Immaginatevi cosa vorrebbe dire discutere animosamente contro un vostro avversario lavorativo, sportivo o anche in amore e dopo qualche secondo essersi dimenticati di quella discussione perché troppo impegnati a guardare una nuvola dalla forma di un coniglio. La vita non sembrerebbe molto più facile e meravigliosa?

Una delle scene più divertenti del film riguarda l’incontro di Josh con il suo datore di lavoro. Discorrendo sulle caratteristiche dei giocattoli che deve collaudare, Josh si dimentica il suo importante interlocutore perché affascinato da qualcosa di molto più divertente. E si perde…

Cliccate sulla locandina e godetevi questa scena stupenda.


LA CANZONE DEL GIORNO è UNA CASETTA IN CANADA’.
maxresdefault (1)Una delle canzoni dello Zecchino d’Oro che ascoltavo con più gioia, quasi come se un fulmine di coriandoli fosse esploso nella stanza, era “Aveva una casetta piccolina in Canadà…

Tutt’ora se leggo questa frase inizio a canticchiarla.

Perché me ne fregava tanto di questa casetta piccolina, neanche grande, piccolina! In uno stato straniero e parecchio distante dal mio?

Cosa c’era di così aulico o divertente in una canzoncina tanto semplice?

In primo luogo la soluzione a tutti i mali nella testa di un bambino: mi bruci la casa piccolina in Canadà? Bene. Io la ricostruisco.

La pace nel mondo.

Secondo: ero una bambina. E tutto ciò che fosse allegro, divertente e simpatico mi rendeva felice.

E allora vi auguro lo stesso: siate felici con “Aveva una casetta piccolina in Canadà…”

Cliccate sulla foto della casetta in Canadà e tornate un po’ bambini.


UN PEZZETO DI ME AL GIORNO.

Tratto da un romanzo ancora inedito, “La Sindrome di Peter Pan”, ecco la mia frase del giorno:

<< “La ruota gira”. Me lo ripeteva sempre mio padre quand’ero piccolo. Sorrideva, sadico, e diceva:

“La ruota gira. Oggi tocca a me, domani toccherà a te.” Neanche lui era felice.

“La ruota gira.” Mi terrorizzava.

Non poteva capire, lui, che io avevo capito tutto. Non sapeva che la “ruota” per me non avrebbe girato mai.

Il bello della mia storia è che è diversa da tutte le altre.>>


In definitiva, per restare sempre bambini dobbiamo ricordarci qualche semplice regoletta:

1) Non lasciamoci mai inquinare dalla visuale rigida e cieca degli adulti;

2) Continuiamo a sviluppare la nostra creatività fanciullesca;

3) Ricordiamoci che pensieri felici e semplicità sono gli unici ingredienti necessari a volare;

4) La vita è divertente: giochiamo fino allo sfinimento e tentiamo di non perdere la nostra preziosissima spontaneità;

5) E se qualcuno prova a distruggerci i sogni…possiamo sempre ricominciare a sognare da capo.


<<La differenza non la fanno gli altri. La fai tu.>>

A. Gray

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