Il tema del giorno: LIBERTA’

Insoddisfazione. Sofferenza. Inerzia. Senso di non appartenenza. Gusto metallico di una premorte cerebrale.

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Vi è mai capitato di accorgervi che più procedete in linea retta e più qualcosa, dentro di voi, inizia a rigurgitare una sorta di acidulo rancore? Come se non ne valesse davvero la pena? Come se non l’aveste scelto voi?

Ci hanno nutrito e avvelenato la mente con una serie infinita di deprimenti contraddizioni.

State pagando ogni singola cianfrusaglia della vostra abitazione con il diamante più prezioso che la vita vi ha concesso: il vostro tempo.

Ma iniziare a discorrere sulla consapevolezza che sto tentando di raggiungere sull’argomento sarebbe inutile.

Io sono solo un nome inventato su una schermata colorata. Sono le cose che non si dicono. Sono le cose che questa testa non ha mai detto.

Perché quando poi le dici, certe cose, ti ritrovi attaccato al muro e guardato come un pazzo. Soprattutto se non hai proprio intenzione di far parte di quegli ingranaggi ai quali gli altri credono che tu debba appartenere.

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Ma oggi voglio mostrarvi ciò che qualcun altro ha compreso al posto mio e l’ha espresso in modo più efficace, più convincente, più credibile. Perché voglio dare a voi l’opportunità, in un breve spazio, di comprendere ciò che io ho tentato di comprendere in solitudine, vessata e osteggiata nei miei sentori.

Forse non cambierà nulla. Sono solo frasi sparse, messaggi confusi, un collage schizofrenico.

O forse vi proteggerete con i vostri alibi. Sono un uomo d’affari, io. Sono una casalinga nonché madre, io. Ho un mutuo sulle spalle, io. Non preoccupatevi, tutto nella norma. Potrete tornare alla vostra vita e andrà tutto bene, nulla sarà cambiato. Avrete ancora il vostro lavoro, sarete ancora casalinghe nonché madri e avrete ancora il vostro panciuto mutuo da pagare.

O forse vi sentirete male. Non è un male di quelli che si possono curare con un’aspirina. È un doloretto che, gradualmente, dalla gola allo stomaco, vi avvelenerà ogni singolo pensiero. In metro, sul taxi, al ristorante, su un ponte al tramonto, in discoteca, sulla scrivania del tuo ufficio, in copisteria: centimetro per centimetro quel doloretto si farà strada, dentro di voi, e inizierà a cambiarvi gli occhi, le orecchie, il gusto e il senso delle cose. E allora lo scompartimento di quella metro diventerà, a un tratto, il motivo ultimo del vostro rifiuto alla vita. Inizierete a pensare: “Perché devo salire ancora su questo coso?”

Il cambiamento avrà avuto inizio.


IL SAGGIO DEL GIORNO: MESSAGGIO PER UN’AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO, di A. DE MELLO.

Partiamo con il maestro del pensiero positivo, Anthony De Mello, autore, tra gli altri, di un saggio rivelatore e di semplice lettura: “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”. Tra i vari aneddoti che riporta in questo scritto, ce n’è uno, in particolare, che mi ha tramortito.

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<<C’è una storia che racconta di un discepolo, il quale disse al suo guru che sarebbe andato in un luogo lontano per meditare e che sperava di tornare illuminato. Così, ogni sei mesi, il discepolo spediva al guru una lettera per riferirgli dei progressi che stava compiendo.

La prima lettera diceva: “Ora capisco cosa significa perdere il sé”. Il guru stracciò il foglio e lo buttò nel cestino della carta.

Dopo sei mesi ricevette un’altra lettera, che diceva: “Ora ho raggiunto la sensibilità nei confronti di tutti gli esseri viventi.” Il guru la strappò.

Una terza lettera diceva: “Ora capisco il segreto dell’umanità e della molteplicità”. Anche questa fu stracciata.

La cosa andò avanti per quattro anni e poi non arrivarono più missive. Dopo un po’ il guru cominciò a incuriosirsi e, dato che un viaggiatore si stava dirigendo verso quel luogo lontano, il guru gli chiese: “Perché non vai a scoprire cosa ne è stato di quel discepolo?

Finalmente, ricevette una lettera del giovane. C’era scritto:

COSA IMPORTA?

E quando il guru l’ebbe letta, esclamò: “Ce l’ha fatta! Ce l’ha fatta! Finalmente ha capito! Ha capito!”>>


IL FILM DEL GIORNO: FIGHT CLUB, di D. FINCHER.

brad-pitt-fight-club-Tratto dall’omonimo romanzo dall’irriverente e visionario maestro della letteratura contemporanea, Chuch Palahniuk,  Fight club non ha bisogno di presentazioni.

Tuttavia, a volte le opere più esagerate celano un messaggio dannatamente reale e concreto. Ciò che questo film vuole dire, ciò che in modo folle viene espresso, è in realtà di una semplicità quasi ridicola.

Tu non sei il tuo lavoro. Non sei la quantità di soldi che hai in banca; non sei la macchina che guidi né il contenuto del tuo portafogli. Non sei i tuoi vestiti di moda.

Chiaro il concetto? Ma certo, chiarissimo. Peccato che nessuno si azzarderebbe a vivere in un edificio in disuso, pulirsi con acqua sporca, mangiare ciò che capita e minacciare il proprio capo. Abbandonare tutte le proprie certezze, sicurezze, stabilità per un ideale più grande. Per rivoluzionare un sistema che non siamo noi ad aver scelto bensì qualcun altro.

Vi dicono che dovete comprare cose. Tante cose. Cose inutili che non vi servono. Fare un lavoro che odiate per comprare cose, tante cose, cose inutili che non vi servono. Non vi servono davvero.

Perché siete degli esseri umani e ciò che vi servirebbe davvero è tornare a essere umani, vivere in mezzo al vostro habitat naturale e respirare. Ecco cosa vi servirebbe. Distruggere, metaforicamente, le catene di una società che non abbiamo scelto noi.

Per fare ciò, per riuscire a rivoluzionare i loro insegnamenti, dovete fare un esercizio semplicissimo: perdere tutto.

<<Solo dopo aver perso tutto, siamo liberi di fare qualsiasi cosa.>>

Non invidiate questa possibilità? Perdere tutto ed essere totalmente liberi. Non avreste bisogno più di nulla. Non avreste bisogno di dimostrare nulla a nessuno né dell’acqua potabile, né dell’elettricità, né di pensare al vostro corpo e renderlo perfetto, e proteggerlo, e nutrirlo.

Sareste liberi di fare qualsiasi cosa perché avreste perso tutto. E nel tutto avreste perso anche l’ostacolo più velenoso degli altri: la paura.

Cliccate sulla foto in alto e godetevi la scena più significativa di Fight club.


 UprisingLA CANZONE DEL GIORNO: UPRISING dei MUSE.

Sputtanatissimi dopo il successo di Twilight e della schiera di vampiri vegetariani, che evito di commentare perché sto tentando di affrontare un argomento serio, nei primi album della loro carriera i Muse sono veri, concreti e fuori moda. Sono qualcosa di diverso dal panorama mondiale del rock prog: sono innovativi, coraggiosi, irriverenti ed ermetici.

Una delle canzoni in età più matura, Uprinsing, per quanto mediamente commerciale esplode quale urlo di battaglia contro la società, i mass media, le paranoie, l’avidità, le cinture verdi che ci tengono legata la mente. 

Come si suol dire, non fare ciò che il prete fa ma fai ciò che il prete insegna.

I muse si sono piegati al successo, hanno rovinato quell’autenticità d’intenti che li ha caratterizzati dai primi album.

Ma NEW BORN resta la mia canzone preferita da quando avevo poco più di diciassette anni e UPRISING continua a sbatterti in faccia la verità: SVEGLIATI! ALZATI E RIPRENDITI INDIETRO IL POTERE! 

Clicca sulla copertina dell’album per ascoltare UPRISING dei Muse.


IL LIBRO DEL GIORNO: STORIE DI VAGABONDAGGIO, di H. HESSE.

DSC00145Ci tengo a citare una delle frasi più belle e commoventi che Hermann scrisse in uno dei suoi racconti di vagabondaggio. Profondamente influenzato dalla cultura indiana, infatti, i romanzi di Hesse sono caratterizzati da una forte analisi sulla spiritualità umana e sul senso ultimo delle cose. La ricerca della chiave di volta dell’esistenza è per Hesse un’ossessione.

Altra caratteristica fondamentale delle sue opere è il contatto con la natura: è in essa, infatti, che Hesse riserva la serenità della sua anima, il desiderio e la curiosità di conoscere, apprendere dagli elementi, capire la Terra sulla quale si respira.

<< Dove dormirò questa sera? Non ha importanza.

Cosa fa il mondo? Vengono trovati nuovi dei, nuove leggi, nuove libertà?

Non ha importanza.

Ma che quassù una primula fiorisca e una patina argentea rivesta le foglie, e che morbido il vento canti sommessamente giù in basso, tra i pioppi, e tra i miei occhi ed il cielo un’ape dorata ondeggi e sussurri, – questo ha importanza. >>


UN PEZZETTO DI ME AL GIORNO: LA FELICITA’.

1495111_10202804416012024_1436898295_o<< È questo il punto, vedi? Avere… tu parli della felicità come se fosse un premio a punti: più punti hai più possibilità hai di ottenerla. Una casa? 10 punti. Un amore? 100 punti. E così via. Avere, possedere, tenere in mano. Non capisci? La felicità non è data da ciò che tu hai ma da ciò che non ti limita. La felicità è libertà.>>


In definitiva, da questa breve dissertazione, i punti focali sui quali vorrei che vi soffermaste sono i seguenti:

1) Cosa importa?

2) Per vivere realmente dovete iniziare a pensare che perdendo tutto, comunque, sareste in grado di vivere. Perché chi non ha più nulla da perdere non ha neanche paura di vivere;

3) Svegliatevi! E accorgetevi che non siete voi che state decidendo le priorità della vostra vita. Quelle forze che hanno avvelenato anche le menti dei vostri compagni e della vostra famiglia, stanno giocando con voi. Svegliatevi! E riprendetevi il potere sulla vostra esistenza;

4) Nella parte più naturale della nostra essenza risiede l’umanità. Accanto ai nostri elementi naturali siamo esseri umani. Cercatevi al centro di un bosco, di una radura incontaminata, dell’oceano, delle montagne. Voi non siete ciò che gli altri hanno deciso che voi dobbiate essere. Voi siete in quel bosco, in quella radura, in quel mare e in quelle montagne;

5) Le cose che possedete non vi faranno stare bene. Le cose che possedete limiteranno voi stessi. Vi imprigioneranno. Più cose possederete e più perderete ciò che siete. Pensate alla felicità come a una sensazione di leggerezza, libertà. Ciò che non vi limita può rendervi felice. Ciò che vi limita vi rende schiavo.


Vi lascio con il mio motto:

<<La differenza non la fanno gli altri. La fai tu.>>

A. Gray

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